Trent’anni di emozioni racchiusi in una splendida serata

Trent’anni di emozioni racchiusi in una splendida serata

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  1. Venerdì, tre giorni fa, mentre gli accompagnatori dello Junior Team attendevano l’arrivo delle loro squadre, la tensione era altissima, non si sapeva cosa aspettarsi, cosa sarebbe realmente successo in questa trentesima edizione del “Torneo della Pace”, la voglia di iniziare era tanta, così come quella di vedere realizzate le tante  cose imparate durante il corso di formazione.

Nonostante la sentita attesa eravamo in compagnia di amici e persone ancora da conoscere, ma fin da subito ci siamo sentiti tutti come compagni della stessa avventura. Allo Stadio Quercia si respirava un’atmosfera serena, spensierata, come quella che solitamente si respira in vacanza in un “villaggio turistico” con la musica che ci caricava e come in ogni campeggio che si rispetti avevamo anche noi il nostro balletto, coreografato dall’energica Solo Diedhiou.

Ma il Torneo vero e proprio si è aperto il giorno seguente con il discorso del presidente Cristian Sala tenutosi alla Campana dei Caduti, dove si sono riunite tutte le 15 nazioni che compongono questa trentesima edizione. Ogni squadra, rappresentata da alcuni membri, ha fatto il giuramento nella propria lingua, seguito dal rispettivo inno. Il momento più emozionante è stato, però, quando la Campana dei Caduti ha suonato il primo rintocco e tutti si sono fermati ad ascoltare, incantati dalla sua maestosità. In questo istante, come mai prima, si è percepito il suo significato più profondo; dopo circa un centenario di pace – reduci dalla prima Guerra Mondiale – vedere riunite tante etnie sedute sugli spalti così ravvicinate è stato davvero emozionate.

In seguito siamo scesi con tutte le squadre a Rovereto, dove hanno sfilato una dietro l’altra per le vie del centro; ognuna con la propria divisa e bandiera. Tutti cantavano i propri inni o anche soltanto cori, sovrapponendosi uno con l’altro e creando così una confusione (nel sua accezione più positiva) sconosciuta alla cittadina trentina che l’ha accolta con gioia e grande coinvolgimento trasformandosi in un luogo cosmopolita, dove usi e costumi si sono mescolati e condivisi.

Il punto di arrivo di questa coloratissima parata è stata piazza Rosmini che ha abbracciato tutti intorno alla sua fontana, dove si sono esibiti campioni di calcio free-style, accompagnati da percussioni e balletti vari, il tutto immerso nella musica proveniente dalle casse del dj. 

Dalle 13 sono ufficialmente iniziate le prime partite, dove ogni squadra ha cercato di dare il meglio di sé e non solo calcisticamente; infatti sono state molte le occasioni di vedere squadre avversarie aiutarsi a vicenda, momenti di solidarietà e di amicizia; esemplare è stato un accaduto durante la partita di pulcini kuwaitiani e italiani, in cui un bambino è caduto, mettendosi a piangere, e subito è accorso un suo avversario, aiutandolo a rialzarsi e sorridendogli, porgendogli la mano. È questo il significato che dovrebbe emergere dallo Sport e di cui il Torneo della Pace ne è il portatore e ne va fiero.

Alle finali, svoltesi domenica sera, sono seguite le premiazioni in cui le felpe rosse dello Junior Team hanno colorato il campo dello Stadio Quercia, riconoscendo i vincitori, dando loro una stretta di mano e assegnando i premi.

In seguito abbiamo acceso trenta lanterne cinesi, ognuna carica di un anno pregno di emozioni di questa grande manifestazione, con la speranza di poter raggiungere i paesi in cui ancora persiste la guerra perché quello che facciamo ogni anno qui è la prova che la pace tra i popoli è ancora possibile.

Per concludere con il botto, come di tradizione, ci sono stati i fuochi d’artificio coordinati con la musica che hanno illuminato il cielo di Rovereto ma anche e soprattutto gli animi di tutto il mondo.

Veronica e Abram

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