Un anno dopo Parigi: “Vogliamo trasmettere una cultura di pace”

Un anno dopo Parigi: “Vogliamo trasmettere una cultura di pace”

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Dimenticare non è facile. Non è facile perché le immagini sono state veramente forti, non è facile perché guardandoci attorno lo scenario non sembra, purtroppo, essere particolarmente mutato. Ad un anno da quella notte infernale di Parigi, i pensieri sono veramente tantissimi: per le vittime, per le loro famiglie, ma soprattutto per chi ancora oggi sta soffrendo.

Parigi è passata, ma il mondo è ancora in guerra: in moltissimi luoghi, oggi, si combatte e si soffre. Mosul è uno degli esempi più chiari, ma purtroppo non è certamente l’unico. Il problema è che noi possiamo fare veramente poco. Ma quel poco, noi, vogliamo e possiamo farlo con tutto il nostro cuore, mettendoci tutto l’impegno possibile. Siamo il Torneo della Pace e trasmettere un messaggio di pace è il nostro obiettivo principale, prima ancora di tutta la parte agonistica del Torneo. best-of-torneo-pace-2016_07

In un momento così delicato, quindi, vogliamo ancora una volta sperare nella pace universale. Lo facciamo perché sappiamo che non è utopia, che è possibile: da trent’anni, ogni weekend di Pasqua, Rovereto diventa un piccolo centro di pace universale. Culture completamente diverse tra di loro si incontrano e riescono a vivere nell’amicizia e nella solidarietà più assoluta. Un anno dopo Parigi, noi ci crediamo più che mai.

“Come Torneo della Pace abbiamo un obiettivo”, spiega il Presidente del Comitato Organizzatore, Cristian Sala. “Far incontrare giovani che vengono a Rovereto da tutto il mondo e che, grazie allo sport, hanno l’occasione di conoscersi e di confrontarsi anche fuori dai campi di gioco! I valori dello sport sono, in fondo, il miglior modo di trasmettere ai più giovani una cultura di pace“.

Oggi, come tutti i giorni, l’intero staff del Torneo Internazionale “Città della Pace”, dedica un pensiero a tutte le vittime di tutte le guerre. Perché un mondo di pace è possibile, e possiamo iniziare a costruirlo con piccoli gesti.

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Studente, viaggiatore, speaker, writer, social media manager, e un sacco di altre cose che non ho capito bene nemmeno io. Dal 2013 vivo rinchiuso nella sala stampa dello stadio per preparare il Torneo della Pace successivo.

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